Santa Rosa: festa religiosa o passerella politica?

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Santa Rosa: festa religiosa o passerella politica?

La nota di Evaldo Cipolloni sull'evento viterbese:"Il 3 settembre sfilavano la Macchina con la santa e i facchini; da diversi anni sfilano invece prima i politici nazionali e nostrani, poi i facchini e la santa"

Redazione Online

La Macchina di santa Rosa, foto di Evaldo Cipolloni
La Macchina di santa Rosa, foto di Evaldo Cipolloni

Santa Rosa e i politici: la nota di Evaldo Cipolloni sul senso di un evento religioso e le passerelle dei personaggi pubblici. 

Santa Rosa: è finita così, con il dopo - trasporto che anziché essere il proseguimento della festa di Viterbo e della sua santa, diventa il campo di uno sterile scontro politico, soprattutto on line. Non poteva essere altrimenti, perché da anni è in atto un evidente processo di politicizzazione di quest’evento, una volta esclusivamente religioso. Il 3 settembre sfilavano la Macchina con la santa e i facchini; da diversi anni sfilano invece prima i politici nazionali e nostrani, poi i facchini e la santa. Qualcuno ha provato a giustificare questo fenomeno di contaminazione politica con il bene della città di Viterbo: così fosse c’è da riconoscere come nessun cittadino viterbese si sia ancora accorto o abbia ancora beneficiato di questo bene, tutt’altro. E del resto l’affermazione, provenendo dal mondo politico, è ingannevole in partenza.

In merito alla presenza di politici nazionali la sera di lunedì scorso, c’è addirittura chi magnifica la “buona usanza” di costoro nello “scendere per strada in mezzo alla gente e ascoltare quello che ha da dire, visto che dovrebbe essere questo il loro dovere”: ovvero, su 365 giorni all’anno, proprio il 3 settembre il politico avrebbe il dovere di ascoltare il cittadino viterbese! Si sta completamente perdendo il senso della festa di santa Rosa a favore del tifo per la bandiera politica. E comunque non si sono visti minuti di attento raccoglimento per l’ascolto di problemi, ma solo selfie. Tanti selfie. Sia chiaro: questo non vale solo per i Salvini, i Tajani e le Meloni, ma sarebbe stato valido anche con un Di Maio o un Martina, in caso di loro presenza con una Viterbo governata dai partiti di questi due ultimi. E non è vera neanche la dichiarazione secondo la quale “quel” noto politico non avrebbe affatto strumentalizzato il 3 settembre per “avere consenso dalla gente”: infatti non ne beneficia solo lui, ma se ne avvantaggia soprattutto chi lo ha invitato, ovvero gli amministratori locali e i senato-deputati nazionali di Viterbo che brillano della di lui notorietà riflessa. Nulla di eccezionale, ben inteso: questa è la base della propaganda politica.

L’ideatore della Macchina, Raffaele Ascenzi, ha parlato di un ritorno a una maggiore “intimità” del Trasporto; se con quest’affermazione vuole intendere un rientro al puro e familiare “calore sacro” cittadino verso Santa Rosa, scevro da qualsiasi ingerenza per ragion di stato, allora Ascenzi ha ragione. “Bene avere ospiti”? Fino a un certo punto perché costoro non devono interferire con lo spirito della festa e, non di meno, con la naturale fluidità e sicurezza del trasporto in sé: un capofacchino così - umanamente - preoccupato e legittimamente irrequieto nell’essere costretto lui stesso ad allontanare dalle immediate vicinanze della Macchina gente non autorizzata a caccia di un selfie col “personaggio”, non è stato un bello spettacolo; e neanche un segnale rassicurante. Sembrava quasi che i ruoli tra santità e politica si fossero invertiti: era meno importante una preghiera alla santa e un saluto ai facchini sfiniti di un ben più rilevante saluto, sorriso o foto da chi e con chi fino a ieri bistrattava gli italiani sotto il Po. Fortuna che c’è chi ha invitato tutti alla calma sottolineando come quel politico “si sia comportato come una persona comune”! Credo sia invece fastidioso dover constatare che mai come in quest’ultimo trasporto il focus dell’attenzione popolare non fosse su Rosa, sulla Macchina e sui facchini, ma su un politico. Riconosciamolo: altro che persona comune, è stato il protagonista del trasporto 2018. Se è questo ciò che si vuole, che sia; anche per i prossimi anni.

Però non si neghi la realtà: il significato religioso della traslazione del corpo di santa Rosa è sempre più offuscato da interessi che nulla hanno a che vedere con la sacralità e la venerazione e tutto a che vedere con la visibilità e la pubblicità politica. Certamente il Trasporto rimarrà sempre un evento grandioso anche se l’ “inquinamento politico” continuerà a oltrepassare la soglia del rispetto per la genuina tradizione e la fede nella piccola santa, ma si abbia almeno l’onestà di riconoscere che quella “intimità” devozionale che c’era fino a dieci, quindici anni fa, non ha nulla a che vedere con il clima opportunisticamente condizionato dal tifo politico che si respira da parecchi 3 settembre a questa parte.

Sabato 8 settembre 2018

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