Pon pon, coperte, scritte, cuori di lana. Yarn Bombing per tutelare Pratogiardino

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Pon pon, coperte, scritte, cuori di lana
Yarn Bombing per tutelare Pratogiardino

L'"attacco" colorato e pacifico delle "yarnine", un gruppo di attiviste viterbesi, realizzato a colpi di uncinetto nel parco della città per chiederne all'amministrazione comunale cura e tutela

di Sabrina Mechella

Cristina Martellotti al lavoro
Cristina Martellotti al lavoro

Ci sono le braccia che stringono un albero. Le finte deiezioni dei cani con bigliettini che invitano a raccoglierle. Una marea di pon pon disseminati ovunque. Una coperta grande e multicolore che avvolge un albero. Pannelli di tutte le forme e colori, messaggi, lettere, cuori, persino un getto di acqua colorata. Pratogiardino, il parco comunale di Viterbo da stamattina ha iniziato a colorarsi, disseminato di manufatti all’uncinetto realizzati da un gruppo di attiviste ambientali viterbesi. “Ci lavoriamo da settembre, è stata un’opera collettiva realizzata con centinaia di gomitoli di lana” dichiano mentre, con cura e attenzione, montano le opere. Perché di opere si tratta: i frequentatori del parco, soprattutto i bambini, si fermano a guardare, stupiti. Tutti sono incuriositi e ammirati, qualcuno scatta anche qualche foto, due sorelline si prestano a fare da modelle, mentre fingono di bere alla fontanella da cui sgorga un'acqua colorata fatta all'uncinetto.

“Lo Yarn Bombing è una forma di arte di strada che attraverso l’utilizzo di lavorazioni ad uncinetto o a maglia, ha lo scopo di evidenziare problematiche della città e far emergere inadeguatezze nei servizi - spiega Cristina Martellotti -. L’installazione delle decorazioni vengono definiti “attacchi” poiché emergono senza preavviso nei luoghi scelti dalle “yarnine” per evidenziare una mancanza o un problema”.

“Abbiamo scelto Pratogiardino – aggiunge Patrizia Burla - perché rappresenta il simbolo di tutti i parchi e giardinetti pubblici della città di Viterbo, perciò il nostro allestimento fa da eco a tutte le situazioni di degrado in cui si trovano gli altri giardinetti pubblici della città, privi di giochi per bambini o dove presenti distrutti, degrado totale ed abbandono del verde”.

In pratica le “yarnine”, con questo allestimento, chiedono all’amministrazione comunale di restiture l’infanzia ai bambini. “Saranno piccoli una volta sola – sottolinea Silvia Galli - e molti di loro già non hanno ricordi di aver giocato nel Giardino più grande della loro città, perché non ci sono più giochi e tutto è disastrato”. “Sono più di due anni che uno scivolo è completamente distrutto in un’ area del parco dove dimora un leccio colpito da un fulmine, e tutto è transennato” aggiungono.

Per Viterbo l'azione dimostrativa non è una novità: già lo scorso anno sempre lo stesso gruppo di donne aveva decorato con lavori all’uncinetto il parco delle querce a Santa Barbara e poi anche gli alberi in piazza della Morte. Lo scopo sempre quello di porre l’attenzione sull’importanza della tutela delle aree verdi cittadine. Ma stavolta l’“attacco” è decisamente più grande e spettacolare, si intuisce il grande lavoro che c'è stato per arrivare sin qui.

Sul leccio transennato, dopo che un fulmine l’ha colpito, le attiviste hanno applicato un pannello lavorato all’uncinetto che rappresenta la Calaveras Messicana, un teschio, che “sta a rappresentare che il Parco è morto, distrutto, abbandonato”.

Ogni cosa è simbolica, pensata con cura: “Sotto l’albero un tappeto di pon pon colorati che rappresentano i fiori che non sfioriscono mai che i bambini donano a Pratogiardino e a tutto ciò che rappresenta la loro infanzia negata – dicono le attiviste -. I cestini addobbati gridano di essere usati dai passanti ormai assuefatti alla sporcizia che ricopre ogni strada. Le deiezioni dei cani ricoprono il prato del parco e gridano di essere raccolte. Non esiste in questa città una zona sgambamento cani e i padroni lasciano per terra le feci dei cani senza pensare che rappresentano un potenziale veicolo di malattie come salmonellosi, colera rabbia e tifo e che incrementano l'’intolleranza nei confronti dei nostri amici animali. Panchine ricoperte di mattonelle granny chiedono di essere usate per riscoprire la calma, la pazienza ed il tempo dedicato allo stare a contatto con la natura. Poi gli alberi addobbati da coperte lavorate a maglia e ad uncinetto, che abbracciano questi grandi nonni abbandonati a loro stessi, senza cure e manutenzioni”.

Tutto sembra normale in una città alla deriva – concludono le yarnine - dove però i bimbi continuano a crescere e saranno gli uomini del domani. Facciamo che i loro ricordi non siano solo degrado, ma anche colore, calore, vogliamo strappare un sorriso usando “mostri” colorati, nella speranza che un giorno Pratogiardino, e tutti i parchi di Viterbo abbiano il rispetto che meritano”.

Sabato 2 aprile 2016

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